Sclerosi multipla - da ricercatori italiani nuova possibile cura
Roma, 26 feb. (Adnkronos Salute) - Ricercatori italiani hanno individuato una nuova possibile causa della sclerosi multipla. Un microrganismo non patogeno (ovvero non direttamente responsabile di patologie specifiche) per il sistema nervoso centrale è in grado, infatti, di scatenare una malattia autoimmune simile alla sclerosi multipla, nel topo. Lo ha dimostrato per la prima volta un gruppo di ricercatori dell'Università Cattolica di Roma, guidati da Francesco Ria (Istituto di Patologia generale) e Giovanni Delogu (Istituto di Microbiologia), in un articolo appena pubblicato sulla rivista 'Journal of Immunology'. La sclerosi multipla è originata da una reazione infiammatoria scatenata dal sistema immunitario, che provoca la distruzione del rivestimento delle fibre nervose all'interno del sistema nervoso centrale. "Non conosciamo l'agente responsabile della sclerosi multipla", spiega limmunologo Francesco Ria. "Sappiamo che esistono un fattore genetico e un fattore ambientale, ma non possediamo ancora una teoria soddisfacente che spieghi come funziona esattamente quest'ultimo". In campo ci sono fondamentalmente due teorie: secondo una prima ipotesi, un virus si nasconde nel cervello ed è la risposta immunologica antivirale quella che causa la malattia.La seconda ipotesi, invece, prevede che uninfezione da parte di un agente virale o batterico simile a specifiche molecole del sistema nervoso centrale attivi una reazione del sistema immunitario, che finisce per distruggere le cellule del cervello. Questa è quella che prende il nome di ipotesi autoimmune. Ed è proprio questa seconda ipotesi che i ricercatori della Cattolica si sono prefissi di verificare, con questa pubblicazione che ha richiesto più di due anni di lavoro. Per riuscire a dimostrare la plausibilità di questa idea, gli scienziati hanno ingannato il sistema immunitario del topo, modificando in maniera molto sottile un batterio della famiglia dei micobatteri di cui fa parte anche il batterio che causa la tubercolosi per farlo assomigliare alla mielina, che riveste le cellule nervose. Questo micobatterio modificato è completamente innocuo. Come tutti gli agenti esterni è però capace di scatenare la reazione delle cellule T del sistema immunitario, che intervengono per annientarlo.Poiché sono batteri innocui, benché molto diffusi nellambiente, e inducono una risposta immunitaria, sono dunque ideali per studiare il ruolo del fattore ambientale che contribuisce, assieme al fattore genetico, a causare la sclerosi multipla. "Normalmente le cellule T non possono entrare nel sistema nervoso centrale", aggiunge Ria, "perché la barriera ematoencefalica lo impedisce. Ma il batterio modifica le caratteristiche delle cellule T e consente loro di superare questa barriera. In 15 giorni il batterio viene eliminato e sparisce senza lasciare traccia". Ma il punto è che ora quelle cellule T possono entrare nel cervello: in questo modo iniziano ad attaccare la mielina delle cellule nervose, ed ecco che si scatena la malattia autoimmune."In sostanza chiarisce Ria dimostriamo in un modello animale che è possibile che ci si infetti con qualcosa che non dà alcuna malattia, e in seguito sviluppare una malattia puramente autoimmune". Ma cè un ulteriore elemento che la complessa ricerca, sostenuta dallAssociazione Italiana Sclerosi Multipla, mette in luce. "Normalmente spiega infatti Ria per capire con quali malattie si è venuti in contatto, si misurano gli anticorpi prodotti da quello specifico agente infettivo. Ma cè un mondo di agenti infettivi che non induce produzione di anticorpi, come nel nostro caso: i micobatteri e molti altri batteri producono un numero molto basso e variabile di anticorpi. E diventa molto difficile stabilire se una certa popolazione è entrata in contatto con quellagente infettivo. In sostanza, dimostriamo che gli agenti infettivi che più probabilmente scatenano la reazione autoimmune sono proprio quelli che non inducono anticorpi".