Studio Sonnino
Via Sassa snc

Lunedì 09,00 - 11,30
Martedì 16.00 - 19.00
Mercoledì 16,00 - 19,00
Giovedì C H I U S O
Venerdì 09.00 - 11.30

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Studio Latina
Largo Peri

Lunedì 17.30 - 19.30
Martedì 09.30 - 11.00
Mercoledì 09.30 - 11.00
Giovedì 17.30 - 19.00
Venerdì 17.30 - 19.00

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Studio Sabotino Residence Foceverde

Lunedì

15,30 - 17,00

Martedì 07,30 - 09,00
Mercoledì

07,30 - 09,00

Giovedì 15,30 - 17,00
Venerdì 15,30 - 17,00

 

PostHeaderIcon AIDS Immuni - scoperto il segreto

 

STUDIO AMERICANO: HANNO I LINFOCITI T PIÙ "POTENTI"
(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 11 mag. - Da anni sono indicati come soggetti fortunati e un po' particolari. Si tratta delle persone che risultano immuni all'Aids, una piccola percentuale di soggetti che, sebbene affette da Hiv, non arrivano mai allo stadio di conclamazione della malattia. Ora una ricerca americana frutto della collaborazione fra il Massachusetts Institute of Technology di Boston e l'Universita' di Harvard ha deciso di indagarne le ragioni, realizzando un modello computerizzato che pare aver risolto un mistero duraturo nella comunita' scientifica internazionale.

Secondo i ricercatori statunitensi, per spiegare il fenomeno bisogna far riferimento ai linfociti T - cellule che hanno il compito di reagire all'aggressione del virus -, che nei soggetti resistenti all'Aids appaiono piu' forti e attivi rispetto a quelli degli altri. Lo studio e' stato pubblicato su Nature e si basa su due considerazioni, la prima delle quali riguarda la presenza di una variante del gene HLA B57 presente in circa lo 0,5 per cento dei pazienti. Le stesse persone mostrano inoltre una probabilita' maggiore di sviluppare malattie autoimmuni, ovvero quelle patologie in cui il sistema immunitario aggredisce per errore l'organismo del paziente.

Stando al modello computerizzato, i linfociti T prodotti nel timo dei pazienti con la suddetta variante genetica hanno un'attivita' potenziata rispetto al normale, il che gli consente di riconoscere il virus Hiv anche quando lo stesso muta dando vita alla malattia. Cio' spiega, d'altro canto, anche le maggiori probabilita' degli stessi pazienti di sviluppare una malattia autoimmune.

La scoperta appare molto importante perche' potrebbe rappresentare una buona base di partenza per la messa a punto di nuovi vaccini, in grado di potenziare i linfociti T anche nelle persone che non mostrano varianti genetiche, e senza l'aspetto negativo legato allo sviluppo di patologie autoimmuni.

(Wel/ Dire)