DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ
Sindrome comportamentale caratterizzata da impulsività, incapacità di fissare l'attenzione in maniera continuativa e livelli di attività molto accentuati.
SNC.
Incidenza e prevalenza in Italia: la prevalenza del DDAI in bambini di età scolare è stimata dal 3-7%. Età: 3-5 anni.
La sindrome è decisamente più frequente nel sesso maschile con un rapporto maschi/femmine valutato da 5:1 fino a 10:1.
Non esistono evidenze allo stato.
La densità sinaptica è una variabile di sviluppo del SNC che presenta un picco prima dei 3 aa, una riduzione rapida nella fase prescolare, una lenta riduzione fino all’adolescenza ed un’ulteriore riduzione fino all’adolescenza.
In sintesi:
- Aumento tra il primo e il terzo anno (corteccia visiva, uditiva e frontale)
- Plateau tra i sette e i nove anni
- Riduzione graduale a partire dall’adolescenza.
Il picco di densità sinaptica a livello della corteccia frontale coincide con lo sviluppo del linguaggio/cognitivo. Un andamento analogo è dimostrato da recettori DAergici nello striato:
- rec. D1. incremento lineare con l’età fino al picco dei 3 anni,
- rec. D2. incremento lineare con l’età fino al picco dei 2 anni.
I recettori D2 però improvvisamente si riducono fino al 40% intorno ai 5 anni.
Questo accade sia nei maschi che nelle femmine. La differenza sostanziale tra i due sessi sta nel D1/D2 dopo i 3 anni. Infatti i maschi hanno un D1/D2 più basso ovvero una maggiore espressione dei recettori D2.
Il ruolo dei recettori DA ergici è il seguente:
- D1 pathway diretto eccitatorio con conseguente attivazione motoria programmata via SMA,
- D2 pathway indiretto inibitorio con disinibizione della via finale della via, cancellando l’inibizione di fondo che permette la selezione del programma motorio/comportamentale).
Le amfetamine funzionano infatti perché favoriscono l’internalizzazione recettoriale DAergica ma in particolare D2.
In sintesi il DDAI è correlato con un picco di recettori D2 tra i 2-3 anni, seguito da un rapido crollo e da un D1/D2 costantemente basso per tutta l’infanzia (specialmente nei maschi).
Familiarità.
È una sindrome comportamentale. Pertanto, è caratterizzata da comportamenti che possono essere ricondotti a tre disturbi principali:
Impulsività. Stile temperamentale caratterizzato dall'incapacità di riflettere, mediare ed, eventualmente, dilazionare le risposte comportamentali in rapporto alle esigenze del contesto.
Il bambino non pensa prima di rispondere ad una richiesta, sia verbale che non verbale; nei giochi e nelle attività in classe è incapace di attendere al proprio turno; si intromette nei giochi in maniera invadente; si intromette nelle conversazioni degli altri interrompendole.
Iperattività. Caratterizzata da livelli di attività motoria particolarmente alti. Il bambino è incapace di star fermo; anche quando “sta fermo” si agita e muove in continuazione le mani, i piedi e/o il tronco; si dedica prevalentemente a giochi motori (correre, saltare, rotolarsi); ha difficoltà a dedicarsi in modo continuativo a giochi tranquilli (giochi a tavolino).
Disattenzione. L'incapacità a resistere all'azione dei distrattori. Il bambino ha difficoltà a prestare attenzione ai particolari; commette errori di distrazione nei compiti scolastici; è sbadato nelle attività quotidiane; non sembra ascoltare quando gli si spiega qualcosa; non riesce a portare a termine le consegne; si lascia facilmente distrarre da stimoli estranei al compito che sta eseguendo; dimentica spesso gli oggetti necessari per le sue attività.
Con riferimento a questi tre aspetti si vengono a configurare, all’interno della categoria, almeno tre sottogruppi:
- nel I sottogruppo, prevalgono i comportamenti riferibili a disattenzione,
- nel II sottogruppo, prevalgono i comportamenti riferibili all’iperattività ed all’impulsività,
- nel III sottogruppo, sono ugualmente rappresentati i tre tipi di comportamento.
Il DDAI comincia in genere a manifestarsi con l’inizio della deambulazione autonoma. I livelli di attività del bambino si rendono, quindi, sempre più accentuati presentando spesso un picco intorno ai tre anni. In molti casi, il comportamento ipercinetico si associa ad altri disturbi, soprattutto a quelli del linguaggio e dell’apprendimento. Nella maggioranza dei casi, tali difficoltà associate rappresentano la conseguenza del disturbo ipercinetico, nel senso che il particolare stile comportamentale, da un lato, determina uno scarso investimento del linguaggio verbale (il bambino adotta modalità di comunicazione preverbali) e dall’altro, impedisce un’adeguata elaborazione delle esperienze, si che esse possano essere sistematizzate in schemi di conoscenza. In altri casi, tuttavia, si configura una situazione di co-morbidità, nel senso che il DDAI non riesce adeguatamente a spiegare il disturbo del linguaggio e/o dell’apprendimento, né viceversa.
Deficit dell’apprendimento con ritardo psicomotorio variabile.
Clinica con osservazione del bambino che evidenzia in modo in cui:
- entra nella stanza (irruente);
- investe lo spazio (caotico);
- si rapporta all’oggetto (frenetico);
- aderisce alle proposte dell’esaminatore (superficiale);
- si impegna nel compito (discontinuo);
- resiste alle distrazioni (inadeguato).
Per quanto riguarda l’attenzione, essa viene valutata con vari reattivi come il “continuous performance test”. Si tratta di un test somministrato tramite computer che consiste nel individuare una serie di stimoli presentati casualmente sullo schermo. Tra questi si è prefissato uno stimolo target. Il bambino deve stare attento e premere il pulsante quando viene a lui presentato lo stimolo target. Gli errori che possono essere commessi possono essere di omissione (mancata pressione) e di commissione (pressione del tasto sbagliato). Il numero di omissione è correlato con il livello attentivo mentre quello di commissioni è legato all’impulsività. Una volta stabilita la presenza di un’iperattività, la fase successiva del processo diagnostico è rivolta a definirne la natura.
Disturbi neuropsichiatrici come i disturbi pervasivi dello sviluppo, ritardo mentale, epilessia, disturbi d’ansia e medici come disturbi gastrointestinali, disturbi metabolici, ecc.
Laboratorio e anatomia patologica non contributivi alla diagnosi. Clinica, valutazione neuropsicologica con batterie di tests specifici.
Esistono diversi approcci possibili.
- Approccio farmacologico. L’ipotesi dopaminergica del disturbo ha portato all’utilizzo di farmaci psicostimolanti, quali metilfenidato, d-amfetamina, pemolina. Nel mondo anglosassone in particolare si utilizza molto il metilfenidato che è in grado di incidere significativamente sui recettori D1/D5. Si tratta di un farmaco non commercializzato in Italia.
- Approccio psicomotorio. La connotazione ludica delle sedute psicomotorie consente di determinare quella integrazione senso-percettivo-motoria, presupposto indispensabile per l’adozione, da parte del bambino, di comportamenti adeguati alle esigenze del contesto.
- Approccio psicoeducativo. Consiste nel creare nell’ambiente del bambino quelle condizioni che determinano uno scoraggiamento di alcune modalità comportamentali inadeguate e, dall’altro, la comparsa ed il rinforzo di comportamenti più strutturati ed adeguati. Esso si riferisce alla scuola ed alla famiglia e nel caso di quest’ultima in particolare, la gestione quotidiana di un bambino con DDAI è difficile e stressante. In tali situazioni possono maturare sentimenti di inadeguatezza, di colpa e di angoscia. È frequente la necessità di una presa in carico della coppia genitoriale.
Nessuna.
Nessuna.
Vedi “Trattamento”.
Ritardo psicomotorio.
314.0 Disturbo da deficit dell’attenzione; 314.01 Con iperattività.