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PostHeaderIcon SINDROME DI STOCCOLMA

Descrizione: 

La Sindrome di Stoccolma più che un vero e proprio disturbo rappresenta un particolare stato psicologico che può interessare le vittime di un sequestro o di un abuso ripetuto che, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti positivi verso il proprio aguzzino che possono andare dalla solidarietà all’innamoramento.
L’espressione fu usata per la prima volta da Conrad Hassel, agente speciale dell’FBI in seguito ad un episodio avvenuto in Svezia nell’Agosto del 1973: due rapinatori tennero infatti in ostaggio per sei giorni quattro impiegati di una banca di Stoccolma i quali, con grande sorpresa degli inquirenti, una volta rilasciati, espressero sentimenti di solidarietà verso i propri sequestratori arrivando a testimoniare in loro favore.
Una delle donne rapite poi instaurò un vero e proprio legame sentimentale con uno dei due criminali che si protrasse oltre il rilascio.

Sistemi coinvolti: 

SNC.

Epidemiologia incidenza e prevalenza età prevalente sesso: 

In Italia ignote. Età prevalente giovane adulto. Sesso Femminile.

Genetica: 

Nessuna.

Cause Fisiopatologia: 

La Sindrome, per la quale si sono tentate molte differenti spiegazioni, potrebbe, secondo alcuni esperti, rappresentare un tentativo inconscio di “neutralizzare” il criminale avvicinandosi a questo umanamente per evitare di essere uccisi, o una difesa, anch’essa inconscia, messa in atto per sopportare il trauma del sequestro e/o della violenza.
In ogni caso, sembra essere una strategia, seppure inconscia, efficace che ha permesso a molte vittime di sequestri di uscirne incolumi. Alcuni rapitori hanno dichiarato infatti che è molto più difficile agire in maniera violenta quando gli ostaggi collaborano e sono accondiscendenti.
Da un punto di vista psicanalitico vengono descritti due meccanismi: la regressione e l’identificazione col rapitore.
Regressione nell’acquisizione di comportamenti quasi infantili che stimolino l’accudimento e la cura da parte dell’unico individuo che porta cibo e acqua, e che è responsabile dell’integrità dell’ostaggio.
E identificazione, poiché essa consente di superare il conflitto della dualità bisogno-avversione che si avverte verso il sequestratore, e permette anche di rendere più sopportabile e meno sconvolgente l’approccio con una realtà che, vista senza distorsioni, sarebbe difficilmente sostenibile.
Diventare l’altro, per non essere un Sé in grave pericolo, per creare un illusorio ponte che sia garanzia di sicurezza. E si è visto in realtà che, l’aguzzino, sovente finisce per rispondere a queste dinamiche divenendo meno ostile e aggressivo. Una sorta di improbabile ma necessario equilibrio. Che però funziona solo con personalità non ben strutturate, poco solide, come quelle di un bimbo o di un adolescente.
Nelle situazioni in cui il rapimento si effettua su questi soggetti delicati, magari per avere “uno schiavo o schiava” si riscontra anche l’abitudine a stimolare nel minore una vera e propria depersonalizzazione, un sorta di lavaggio del cervello, che convince il poveretto che nessuno dei suoi cari si interesserà di lui, e che solo il carceriere lo curerà e gli starà accanto.
A questo punto, si sottolinea una perversa estensione di una imago genitoriale, l’aggressore non verrà contraddetto né avversato.
Insomma, sindrome di Stoccolma come difesa e sopravvivenza. E anche, come molte realtà psicologiche, un riflettore sulla complessità della nostra mente, del nostro bisogno di sopravvivere, di proteggerci, fino quasi ad annientarci.

Fattori di rischio: 

La sindrome, che investe allo stesso modo vittima e carnefice, insorge solo in caso di vessazioni prolungate e la probabilità di svilupparla aumenta proporzionalmente al grado di dipendenza del sequestrato dal sequestratore: è più facile cioè che insorga in quelle circostanze nelle quali la vittima percepisce che la propria sopravvivenza è legata al proprio aguzzino, mentre di contro questa potrebbe percepire come ben più pericoloso per la propria incolumità un intervento della polizia. Non a caso gli ostaggi svedesi del 1973 dichiararono di aver temuto più la polizia dei rapitori.

Manifestazioni cliniche sintomatologia e segni: 

Vi è un legame di affiatamento e di simpatia verso i propri sequestratori, per quanto l’emergere del fenomeno sia legato a determinate circostanze, come, per esempio, la durata e l’intensità dell’evento traumatico.
È emerso, infatti, che solo una minoranza dei rapiti negli U.S.A., ha sviluppato questa problematica, che quindi richiede un incontro tra personalità idonee all’emergere della sindrome.
Di solito, i primi segni si manifestano già dal terzo giorno di prigionia, una volta attenuato lo stato di confusione e disorientamento.
Si è avuto modo di rilevare che, mentre violenze e abusi crudeli impediscono l’instaurarsi di questo rapporto apparentemente paradossale e per contro contribuiscono a un posteriore disturbo post-traumatico da stress, privazioni e umiliazioni di minore entità lo favoriscono, venendo letti dalla vittima come episodi necessari al mantenimento del controllo della situazione.
L’avvicinamento aumenta poi con il proiettare l’ostilità verso il nemico comune, le forze dell’ordine, percepite come fonte di continua ansia e pericolo della fragile omeostasi raggiunta. E spesso anche dopo il rilascio e per anni, permane questo stato di indulgenza ed appoggio verso il rapitore, con una tendenza al distacco dalla propria vita precedente e dalla propria identità.
Se questo atteggiamento è problematico e ostacolante verso la polizia che tenta di risolvere i casi è anche vero che la sindrome di Stoccolma favorisce la sopravvivenza del rapito riuscendo a creare un feed back positivo da parte dell’aggressore.

Decorso: 

Risponde alla psicoterapia.

Diagnosi: 

Clinica.

Diagnosi differenziale: 

Disturbi di personalità borderline.

Indagini laboratorio anatomia patologica procedure diagnostiche: 

Laboratorio irrilevante. Anatomia patologica non contributiva. Colloquio clinico.

Imaging radiologia endoscopia: 

Non contributivo.

Trattamento: 

Psicoterapia. Misure generali generali chirurgiche: Nessuna.

Misure generali chirurgiche: 

Nessuna.

Misure generali igienico dietetiche: 

Nessuno.

Farmaci di scelta: 

Disturbo ansioso-depressivo.

Complicanze: 

Non rientra nel DSM.